MILANO 31/03/2026
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MILANO 31/03/2026

Il procurement è il sistema con cui la sanità pubblica acquista farmaci, dispositivi medici e servizi. Secondo Nicoletta Luppi, vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences, trasformare gli acquisti in uno strumento di governo strategico, è oggi non solo possibile, ma necessario.
Il procurement è il sistema con cui la sanità pubblica acquista farmaci, dispositivi medici e servizi. Secondo Nicoletta Luppi, vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences, trasformare gli acquisti in uno strumento di governo strategico, è oggi non solo possibile, ma necessario. La sanità italiana opera in un contesto segnato da pressioni crescenti: bisogni di salute che cambiano rapidamente, risorse sempre più limitate e un'innovazione scientifica che corre veloce. In questo quadro, continuare a gestire il procurement come un processo prevalentemente burocratico — centrato sulla conformità alle procedure e sulla riduzione del prezzo — significa perdere un'opportunità cruciale. “Superare una visione esclusivamente procedurale”, afferma Luppi, è la condizione per valorizzare appieno la funzione di indirizzo che gli acquisti pubblici potrebbero esercitare sull'intero sistema.
Il modello verso cui traguardare ha un nome preciso: Value Based Procurement. Non si tratta di una semplice riforma tecnica, ma di un cambiamento culturale profondo. Significa smettere di valutare una soluzione sanitaria solo in base al suo costo d'acquisto e iniziare a considerare l'intero ciclo di valore che essa genera: l'impatto clinico, quello organizzativo, quello economico di lungo periodo e quello sociale. Un dispositivo medico innovativo può costare di più nell'immediato e produrre risparmi significativi - oltre a migliori esiti per i pazienti - nel corso del tempo. Un procurement davvero strategico sa leggere questa complessità. Per farlo, però, servono competenze integrate. Le decisioni di acquisto non possono più essere delegate a una funzione isolata: richiedono un confronto strutturato tra clinici, manager, economisti e tecnici, capace di tradurre i bisogni reali del sistema in criteri di selezione coerenti. La frammentazione degli approcci attuali, al contrario, rischia di ottimizzare la spesa nel breve periodo sacrificando qualità e innovazione.
In questo percorso, le imprese farmaceutiche e produttrici di dispositivi medici non sono semplici fornitori, ma interlocutori strategici. Portano competenze, investimenti in ricerca e capacità innovativa che, se valorizzati all'interno di modelli di acquisto evoluti, possono contribuire concretamente allo sviluppo del sistema sanitario. La sfida è costruire le condizioni perché questo contributo si traduca in innovazione responsabile, orientata ai bisogni reali, e non in una corsa al ribasso che penalizza qualità e progresso diffusi.