MILANO 05/03/2026
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MILANO 05/03/2026

C'è una faglia che rischia di attraversare il mercato del lavoro contemporaneo. Non è più tempo di chiedersi quanto l'Intelligenza Artificiale cambierà le nostre vite, ma di capire come le organizzazioni e la società intera riusciranno a governare questa onda d'urto. È questo il quadro, lucido e a tratti severo, emerso dal convegno che ha visto partecipare Marco Salvadeo, Presidente della Zona Sud-Est Milano di Assolombarda.
“La trasformazione in corso chiede alle imprese un salto di qualità che va oltre l’adozione delle tecnologie - sottolinea Marco Salvadeo, presidente della Zona Sud-Est di Assolombarda - l’intelligenza artificiale diventa un vero fattore competitivo solo quando è accompagnata da un allineamento organizzativo fondato su trasparenza, formazione e coinvolgimento diffuso. Ridurre il divario tra aspettative del management e percezione delle persone significa trasformare l’innovazione in fiducia e responsabilità condivisa. Allo stesso tempo, l’attrattività del nostro sistema passa dalla capacità delle imprese di essere luoghi di crescita, in cui i giovani trovino percorsi chiari, apprendimento continuo e possibilità di incidere realmente. In questo quadro, la formazione - soprattutto nelle PMI - rappresenta la leva decisiva: costruire competenze dall’interno rafforza la resilienza delle aziende e genera valore per il territorio. Competitività, capitale umano e innovazione non sono traiettorie parallele, ma parti di un unico progetto di sviluppo.”
“Oggi le imprese si trovano davanti a una sfida che non è solo tecnologica - ha detto Marisa Sangiorgi, psicologa del lavoro di Mantor.it - ma profondamente culturale e organizzativa. Integrare l’intelligenza artificiale senza un parallelo investimento nelle dimensioni psicologiche del lavoro - motivazione, percezione del cambiamento, qualità delle relazioni - rischia di generare resistenze e inefficienze. La gestione delle persone e la comprensione dei processi cognitivi ed emotivi devono diventare parte integrante delle strategie aziendali, allo stesso livello delle scelte tecnologiche. Quando psicologia del lavoro, modelli di gestione delle risorse umane e innovazione digitale dialogano in modo coerente, l’organizzazione non solo migliora le performance, ma costruisce contesti più consapevoli, capaci di apprendere e di adattarsi alla complessità.”
“L’esperienza maturata in MUSA - ha detto Ernesto Damiani, professore di informatica presso l’Università Statale di Milano - dimostra che l’intelligenza artificiale è un’infrastruttura abilitante per l’innovazione diffusa. Le linee di intervento che abbiamo sviluppato - dal trasferimento tecnologico alla collaborazione strutturata con le imprese - hanno generato una nuova generazione di profili ad alta qualificazione, formatisi anche grazie agli investimenti del PNRR. Oggi la priorità è dare continuità a questo patrimonio: stabilizzare competenze, integrarle nei processi industriali e trasformare la massa di conoscenza prodotta in capacità operative permanenti. L’ecosistema tra università e impresa ha ora la responsabilità di mettere a valore questa forza di sapere, perché è da qui che passa la competitività dei prossimi anni.”
Al convegno hanno partecipato, apportando il proprio contributo: Alessia Baldi (Avvocato); Ernesto Damiani (Università degli Studi di Milano, Informatico); Elio Franzini (Università degli Studi di Milano, Filosofo); Adriana Maggi (Officer Distrettuale Intelligenza Artificiale e Università degli Studi di Milano, Farmacologa); Gaia Mainieri (Governatore Distretto Lions 108 IA2); Marco Salvadeo (Presidente della Zona Sud-Est di Assolombarda); Marisa Sangiorgi (Psicologa); Roberto Sassi (Università degli Studi di Milano, Informatico); Luca Simonini (Giornalista).